Code chilometriche, pompe vuote e automobilisti costretti a spingere le proprie auto a mano. È questo lo scenario che si sta consumando in diverse zone della Russia, dove le conseguenze degli attacchi ripetuti all’infrastruttura energetica del paese si fanno sentire in modo sempre più concreto.
La situazione ai distributori diventa insostenibile
Automobilisti preoccupati si sono radunati in massa davanti alle stazioni di servizio, cercando di fare rifornimento prima che le scorte si esaurissero del tutto. In alcuni punti le code hanno raggiunto diversi chilometri di lunghezza.
Nel frattempo, gli esperti avvertono che la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nel corso dell’estate, soprattutto se gli attacchi dovessero proseguire con la stessa frequenza.
L’esplosione a Mosca ha aggravato la crisi
All’origine di questa nuova ondata di panico c’è un attacco ucraino con droni contro la più grande raffineria di petrolio di Mosca. Mercoledì mattina è stata segnalata una violenta esplosione nell’impianto, che ha immediatamente alimentato i timori sulla disponibilità di carburante.
Subito dopo, sono iniziate ad arrivare segnalazioni di colonne di veicoli bloccate lungo l’importante autostrada che collega Mosca a San Pietroburgo. Centinaia di auto sarebbero rimaste ferme fuori dai distributori, e alcuni guidatori si sono trovati senza benzina prima ancora di raggiungere le pompe.
Le immagini circolate dalla zona mostrano persone che scendono dai veicoli per spingerli avanti a mano, metro dopo metro.
Restrizioni in 53 regioni russe
Il problema non è circoscritto a poche aree isolate. Nelle ultime settimane, le forniture di carburante si sarebbero interrotte completamente in dieci regioni russe.
In totale, ben 53 regioni avrebbero già introdotto limitazioni sulla quantità di benzina acquistabile da ogni singolo cliente in un’unica visita al distributore.
La situazione più critica si registra nella penisola di Crimea. Qui diverse grandi catene di stazioni di servizio hanno smesso di vendere benzina premium ai privati, che possono rifornirsi soltanto attraverso sistemi speciali di razionamento. Per la benzina ordinaria è invece in vigore un tetto massimo di 20 litri per acquisto.
Riparazioni difficili e sanzioni che complicano tutto
Secondo Jaroslav Kabakov, direttore strategico della società di investimenti Finam, gli attacchi alle raffinerie stanno colpendo in modo sempre più incisivo perché prendono di mira macchinari avanzati direttamente coinvolti nella produzione di benzina e diesel.
Kabakov ha dichiarato che le riparazioni potrebbero richiedere diversi mesi, e che le sanzioni internazionali rendono l’intero processo ancora più complicato.
Se questa tendenza dovesse confermarsi, la carenza locale di carburante rischia di trasformarsi in un problema di dimensioni molto più gravi, con ripercussioni significative sia sull’economia russa che sulla vita quotidiana di milioni di automobilisti.













